Caffè nero bollente

scritto da HalBregg
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Il terrore è nella normalità
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Testo: Caffè nero bollente
di HalBregg

L’odore di fritto vecchio mi aggredisce denso e oleoso. Cerco a tentoni l’interruttore sulla parete. Sulla mensola c’è il pesante manuale di cucina che cade a terra con un tonfo. Accendo la luce e mi chino a raccoglierlo, un lieve colpo di tosse giunge dalla camera da letto. Mi fermo e rimango quasi in apnea. Non sento nulla. Poi un fruscìo di lenzuola e quindi il respiro lento e profondo.

Vado verso la finestra e cercando di far poco rumore alzo la serranda della portafinestra che dà sul balconcino. È ancora buio. Apro uno spiraglio per fare entrare un po’ d’aria fresca, quell’odore mi sta prendendo la gola.

La fredda luce illumina tutta la cucina. Vedo che nel lavello ci sono ancora i piatti di ieri sera. Per forza quella puzza. Penso di lavarli ma cambio subito idea, farei troppo rumore.

Apro il frigo e prendo il cartone di succo d’arancia, dallo scolapiatti in alto un bicchiere pulito, l’ultimo rimasto. Il succo dolciastro che mi scorre nell’esofago mi sveglia del tutto.

Mi sposto nel piccolo bagno e mi lavo il viso con acqua fredda. Tolgo il pigiama e metto i jeans e la camicia che avevo lasciato lì ieri sera. Torno in corridoio e tendo l’orecchio verso la camera. Il respiro sempre lento e regolare.

Sono di nuovo in cucina, adesso completamente sveglio. Guardo l’orologio. C’è tempo.

Sul fornello c’è la moka da tre. Apro il coperchio e vedo che c’è ancora del caffè. Me lo verso in una tazzina. Il liquido freddo e amaro mi fa rabbrividire e mi affila la mente.

Svito la moka ed estraggo il filtro. Lo sbatto piano sul bordo della pattumiera per far cadere il fondo del caffè.  

Prendo poi tutti i pezzi della moka e li passo sotto l’acqua fredda lavandoli con cura. Con uno straccetto strofino il filtro e la guarnizione per togliere tutti i granelli rimasti. Do un’ulteriore sciacquata alla parte sotto e poi la riempio d’acqua. Verifico con precisione che vada a sfiorare la piccola valvola.

Apro il barattolo del caffè prendendolo dalla piccola mensola vicino al lavandino. Come faccio sempre mi fermo a respirarne l’aroma. Poi con un cucchiaino riempio delicatamente il filtro. Non premo il caffè, anzi realizzo una piccola montagnola come mi è stato insegnato da chi se ne intende.

Prendo infine la parte superiore e con decisione la avvito. Stringo bene.

Appoggio la moka pronta sul ripiano della cucina e metto una mano nella tasca dei jeans. Tiro fuori un piccolo tubetto bianco. Svito il tappo e sento l’odore acre e pungente che mi pizzica il naso.

Prendo in mano la moka e la tengo ferma mentre avvicino il beccuccio del tubetto di Attak al piccolo dado della valvola di sicurezza. Premo leggermente e una gocciolina di colla esce dal beccuccio. La infilo con attenzione nel piccolo foro della valvola. Con un fazzoletto di carta ripulisco i piccoli residui che potrebbero essere usciti. Controllo con attenzione il lavoro fatto. Non si vede nulla.

Chiudo il tubetto di Attak e me lo rimetto in tasca. Poi riappoggio la moka sul ripiano e controllo l’orologio. Due o tre minuti dovrebbero bastare per asciugare.

Mentre aspetto apro un cassetto della credenza e tiro fuori un blocchetto di post-it e una penna. Prendo anche una scatoletta con degli aghi da cucito.

Mi affaccio nel corridoio e il suo respiro senza variazioni scandisce il tempo dell’attesa. Va bene, direi che ci siamo.

Apro la scatoletta e prendo un ago. Alzo la moka e con delicatezza provo a infilarlo nel foro della valvola. Non passa, trova una parete solida e resistente.

Rimetto a posto l’ago e la scatoletta nel cassetto. Poi appoggio la moka sul fornello spento. Stacco un post-it dal blocchetto e scrivo un paio di parole. Lo incollo quindi alle piastrelle dietro ai fornelli. Impossibile non vederlo.

Metto a posto blocchetto e penna. Mi avvicino alla portafinestra e la chiudo. Inizia a fare chiaro.

Controllo di avere il portafoglio e le chiavi della macchina. Prima di spegnere la luce do un’ultima occhiata. Il bigliettino giallo lampeggia:

«Buongiorno! La moka è pronta, basta accendere il fuoco».

Caffè nero bollente testo di HalBregg
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